Io ancora non mi capacito del motivo per cui mi ostino a imbrattare fogli bianchi, digitali e non, con pensieri sconclusionati, affermazioni che lasciano il tempo che trovano, biscotti rosicchiati e fialette di cianuro.
Sono come quel lupo lì, sì...dai che lo sai! quello che perdeva il pelo, ma non il vizio.
Io però di vizi ne ho persi tanti ultimamente...ho smesso di fumare, di bere, di abbattermi per un nonnulla e di credere che chi la dura la vince.
Sono diventata quella che si potrebbe definire una persona bilanciata.
Dormo a sufficienza, non eccedo nel cibo nè nella fornicazione, alimento i miei mostri almeno due volte al giorno per evitare che siano troppo deboli per popolare i miei incubi e indosso la mia maschera di perfetto cittadino ogni mattina prima di uscire di casa.
Si potrebbe dire che sono salva.
Di recente chattavo con un amico in Australia e lui mi diceva che i sentimenti non sono importanti, ma è l'integrità che conta. E io ho capito che questo è uno dei motivi per cui mi sono sempre ritrovata a navigare nello sterco.
Io ho sempre pensato che l'amore dovesse essere posto sopra ogni cosa e sbagliavo.
Ora ho imparato la lezione e ho chiuso i sentimenti in una gabbietta, così da poterli sentire cantare, senza rischiare che volino fuori lasciando escrementi ovunque.
Ma ogni volta che ritorno a casa e li vedo in quella gabbietta, così piccola per dei sentimentoni così, un po' mi sento in colpa, per averli rinchiusi.
Eppure non ho intenzione di ricredermi. Quel che è fatto è fatto.
Sono diventata quella che si potrebbe definire una persona crudele.
Fino alla prossimo post.
SCARABOCCHI SENZA TEMPO NE' SPAZIO
nascono così nelle notti senza sonno o dove il sonno regna sovrano, come piccole note dissonanti, steli senza petali e pensieri senza soluzione, né capo, né coda. Sogni di paradisi passati o di inferni futuri, nelle mie mille reincarnazioni
lunedì 18 aprile 2011
venerdì 14 gennaio 2011
sproposito per l'anno nuovo
===attenzione: ciò che segue è pura invenzione. Spero. E non contradditemi===
Mi sono dimenticata di vivere.
per fare un lavoro che detesto solo perché mi permette di pagare una casa che non amo, per preoccuparmi degli altri, per soffrire di cose che non posso cambiare.
Mi sono dimenticata che amo il suono della pioggia, il vento, il sole.
Neanche lo vedo più il sole qui.
Per seguire qualcosa che non esiste ho lasciato la mia terra, la mia famiglia i miei amici (ah, vero, non avevo amici da lasciare) e ho avuto in cambio la paura di morire, che ogni notte mi morde prima che io mi addormenti per sparire al mattino quando mi alzo stanca e infelice.
(affermazione) il mio è solo egoismo.
(ipotesi) Forse ho fatto uno sbaglio.
(conclusione/affermazione)Non mi interessa cosa mi ha portato fin qui.
(frase patetica) Voglio solo essere felice.
===fine analisi===
Se fosse stato solo qualche anno fa mi sarei detta che somigliavo a mio padre, che è sempre scappato da tutto.
Del resto cosa te ne fai di un padre che ti ha abbandonata e dimenticata? Gli puoi dare la colpa di tutto. Anche della tua infelicità. (dovreste provare: è comodissimo)
E qui apro una parentesi per dire al mio caro zio - anche lui scomparso dal codardo che è ed è sempre stato - che i panni sporchi a me piace lavarli nel cortile, perché tutti vedano di cosa si sono sporcati, ma vedono anche che faccio del mio meglio per pulirli e che voglio essere onesta e che il mondo la guardi pure l'onestà e quanto mi costa (qualcuno lo chiama essere stronzi non onesti, ma io sono per la libertà di opinione, che si pensi ciò che si vuole e che lo si dica pure)
Tutto procedeva bene finché il padre inesistente ha incominciato a pulsare nel mio cervelletto per uscirne in una mia telefonata senza futuro (due, perché nella prima si è fatto finta che avessi sbagliato persona) e in una mail in cui veniva svelato l'arcano: per 35 anni ha fermamente creduto che non fossi sua figlia e chiaramente non mi ha detto niente, perché quando gli affari gli giravano male era comodi avere qualcuno che ti stava ad ascoltare perché avrebbe dato la luna per fare in modo che le parlassi.
tra l'altro, penso che non si scrivano queste cose via mail, io personalmente se dovessi dire a qualcuno "non sei mia figlia" mi assicurerei almeno di guardarlo negli occhi mentre lo faccio.
Ma non me lo merito e lo so (non è autocompassione ma CONSAPEVOLEZZA)
Del resto neanch'io mi sono mai preoccupata di informarlo che l'ho amato, odiato, venerato e maledetto, per quasi trenta anni.
Quanto tempo perso. Tutti quanti (e non sapete quanto mi faccia incazzare perdere tempo!)
Eppure, anche se alla fine non si è mai avuto importanza l'una per l'altro, mi sono sentita come se mi avessero sparato un colpo di bazooka nello stomaco. Disperata.
Mi sono sentita svuotata, le ultime certezze che avevo erano partite, finite in niente.
Per un tempo che è sembrato infinto mi sono dimenticata di vivere, per rotolarmi meglio nel fango di una sofferenza che non aveva neanche ragione di esistere. Ho perso l'infanzia e l'adolescenza piangendomi addosso (IDIOTA! e questo cara Eva te lo dico dal profondo di quel cuore lumaca che mi pulsa a smuzzo nel petto)....
Combattendo da bambina contro quelli che mi dicevano che ero senza papà, perché credevo fermamente che non fosse così.....
Combattendo con mia nonna che mi diceva "sei come tuo padre!" ogni volta che mi comportavo male, perché credevo di essere unica e non volevo essere paragonata ad una persona che non conoscevo....
Ho combattuto per tutta la vita contro i mulini a vento e ora mi ritrovo senza forza, senza armi, senza cavallo e senza niente da poter dare a mia figlia, semplicemente perché ho dato via tutto, cercando di trovare me stessa, cercando di completare un puzzle che non aveva tutti i pezzi.
Non che io li avessi persi, quei pezzi, semplicemente non c'erano: il puzzle era completo e io non lo sapevo.
Ora non so più chi per anni mi ha mentito, chi mi ha nascosto qualcosa, di chi mi posso ancora fidare ora.
Da ora in poi scriverò cose senza senso, visto che almeno di quelle ne ho ancora a bizzeffe da dire.
Per festeggiare la perdita della ragione, vi invito tutti per un tè virtuale.
E farò anche i biscotti.
Mi sono dimenticata di vivere.
per fare un lavoro che detesto solo perché mi permette di pagare una casa che non amo, per preoccuparmi degli altri, per soffrire di cose che non posso cambiare.
Mi sono dimenticata che amo il suono della pioggia, il vento, il sole.
Neanche lo vedo più il sole qui.
Per seguire qualcosa che non esiste ho lasciato la mia terra, la mia famiglia i miei amici (ah, vero, non avevo amici da lasciare) e ho avuto in cambio la paura di morire, che ogni notte mi morde prima che io mi addormenti per sparire al mattino quando mi alzo stanca e infelice.
(affermazione) il mio è solo egoismo.
(ipotesi) Forse ho fatto uno sbaglio.
(conclusione/affermazione)Non mi interessa cosa mi ha portato fin qui.
(frase patetica) Voglio solo essere felice.
===fine analisi===
Se fosse stato solo qualche anno fa mi sarei detta che somigliavo a mio padre, che è sempre scappato da tutto.
Del resto cosa te ne fai di un padre che ti ha abbandonata e dimenticata? Gli puoi dare la colpa di tutto. Anche della tua infelicità. (dovreste provare: è comodissimo)
E qui apro una parentesi per dire al mio caro zio - anche lui scomparso dal codardo che è ed è sempre stato - che i panni sporchi a me piace lavarli nel cortile, perché tutti vedano di cosa si sono sporcati, ma vedono anche che faccio del mio meglio per pulirli e che voglio essere onesta e che il mondo la guardi pure l'onestà e quanto mi costa (qualcuno lo chiama essere stronzi non onesti, ma io sono per la libertà di opinione, che si pensi ciò che si vuole e che lo si dica pure)
Tutto procedeva bene finché il padre inesistente ha incominciato a pulsare nel mio cervelletto per uscirne in una mia telefonata senza futuro (due, perché nella prima si è fatto finta che avessi sbagliato persona) e in una mail in cui veniva svelato l'arcano: per 35 anni ha fermamente creduto che non fossi sua figlia e chiaramente non mi ha detto niente, perché quando gli affari gli giravano male era comodi avere qualcuno che ti stava ad ascoltare perché avrebbe dato la luna per fare in modo che le parlassi.
tra l'altro, penso che non si scrivano queste cose via mail, io personalmente se dovessi dire a qualcuno "non sei mia figlia" mi assicurerei almeno di guardarlo negli occhi mentre lo faccio.
Ma non me lo merito e lo so (non è autocompassione ma CONSAPEVOLEZZA)
Del resto neanch'io mi sono mai preoccupata di informarlo che l'ho amato, odiato, venerato e maledetto, per quasi trenta anni.
Quanto tempo perso. Tutti quanti (e non sapete quanto mi faccia incazzare perdere tempo!)
Eppure, anche se alla fine non si è mai avuto importanza l'una per l'altro, mi sono sentita come se mi avessero sparato un colpo di bazooka nello stomaco. Disperata.
Mi sono sentita svuotata, le ultime certezze che avevo erano partite, finite in niente.
Per un tempo che è sembrato infinto mi sono dimenticata di vivere, per rotolarmi meglio nel fango di una sofferenza che non aveva neanche ragione di esistere. Ho perso l'infanzia e l'adolescenza piangendomi addosso (IDIOTA! e questo cara Eva te lo dico dal profondo di quel cuore lumaca che mi pulsa a smuzzo nel petto)....
Combattendo da bambina contro quelli che mi dicevano che ero senza papà, perché credevo fermamente che non fosse così.....
Combattendo con mia nonna che mi diceva "sei come tuo padre!" ogni volta che mi comportavo male, perché credevo di essere unica e non volevo essere paragonata ad una persona che non conoscevo....
Ho combattuto per tutta la vita contro i mulini a vento e ora mi ritrovo senza forza, senza armi, senza cavallo e senza niente da poter dare a mia figlia, semplicemente perché ho dato via tutto, cercando di trovare me stessa, cercando di completare un puzzle che non aveva tutti i pezzi.
Non che io li avessi persi, quei pezzi, semplicemente non c'erano: il puzzle era completo e io non lo sapevo.
Ora non so più chi per anni mi ha mentito, chi mi ha nascosto qualcosa, di chi mi posso ancora fidare ora.
Da ora in poi scriverò cose senza senso, visto che almeno di quelle ne ho ancora a bizzeffe da dire.
Per festeggiare la perdita della ragione, vi invito tutti per un tè virtuale.
E farò anche i biscotti.
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scarabocchio ALLUCINATO
mercoledì 24 novembre 2010
Staccato (disturbi)
Mi sono vivisezionata e ne è uscito un discreto successo.
Sono uscita dal mio corpo come una mano da un guanto e sono entrata in un corpo di scorta, non più bello, ma assolutamente diverso per genere e forza fisica, per salute e attitudine.
La mente è rimasta la stessa. I desideri non sono cambiati.
Il nuovo corpo fatto di marmo e sale, riporta le ferrite del vecchio corpo come profonde cicatrici dai margini slabbrati, colorate di un rosso vivido.
Se fossi sola non avrei paura di nulla. Se non amassi sarei infallibile.
Col mio nuovo corpo faccio più fatica ad afferrare il violino. Le mie dita sono come acqua sull’olio e le corde tagliano come lame di rasoio.
Ogni strisciata dell’archetto mi fa sanguinare, più basso è il tono più grande è il dolore.
Eppure sono felice, il dolore pulisce il sudiciume e il cuore non è più uno straccio.
La mia pompa interna si è trasformata in un fazzoletto dai contorni di pizzo: ci pulisco la bava che mi cola dalla bocca. La rabbia mi fa sembrare meno umana, o forse PIU’ umana soltanto un po’ meno gradevole.
Una Ciaccona alla vecchia me stessa che conteneva miele e ambrosia. Che riposi in pace, senza incubi, che quando passi alla vita migliore non ti servono più.
Cerco di restare anch’io in pace con il mio corpo di marmo, il sale e il violino.
Vitali, perchè non scrivi qualcosa che io sia in grado di suonare?
Sono uscita dal mio corpo come una mano da un guanto e sono entrata in un corpo di scorta, non più bello, ma assolutamente diverso per genere e forza fisica, per salute e attitudine.
La mente è rimasta la stessa. I desideri non sono cambiati.
Il nuovo corpo fatto di marmo e sale, riporta le ferrite del vecchio corpo come profonde cicatrici dai margini slabbrati, colorate di un rosso vivido.
Se fossi sola non avrei paura di nulla. Se non amassi sarei infallibile.
Col mio nuovo corpo faccio più fatica ad afferrare il violino. Le mie dita sono come acqua sull’olio e le corde tagliano come lame di rasoio.
Ogni strisciata dell’archetto mi fa sanguinare, più basso è il tono più grande è il dolore.
Eppure sono felice, il dolore pulisce il sudiciume e il cuore non è più uno straccio.
La mia pompa interna si è trasformata in un fazzoletto dai contorni di pizzo: ci pulisco la bava che mi cola dalla bocca. La rabbia mi fa sembrare meno umana, o forse PIU’ umana soltanto un po’ meno gradevole.
Una Ciaccona alla vecchia me stessa che conteneva miele e ambrosia. Che riposi in pace, senza incubi, che quando passi alla vita migliore non ti servono più.
Cerco di restare anch’io in pace con il mio corpo di marmo, il sale e il violino.
Vitali, perchè non scrivi qualcosa che io sia in grado di suonare?
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scarabocchio AUTOBIOGRAFICO
mercoledì 22 settembre 2010
SPAMPOST
Sono di nuovo qui ad imbrattare la rete e a riempire di spam i vostri account con un post nato un po' dal nulla e dal poco sonno e un po' dai miei pensieri malaticci.
Sono la personificazione di quello che il mio professore di italiano chiamava gli AUTOCELEBRANTI, perché ammettiamolo, per pubblicare le mie budella sul web, devo sicuramente avere una buona dose di vanità.
Insomma ma a chi cavolo interessa delle mie distorsioni psicologiche? A chi servono le mie dissertazioni sulla sessualità sentimentale (o era la sentimentalità sessuale???)
Ebbene, vi comunico che oltre a scrivere queste mie missive di carta igienica, le leggo pure, e le rileggo anche e quando ho un momento in cui avrei voglia di spaccare qualche piatto (mentre con la mia fervida fantasia immagino di sfondare il cranio di "qualcuno" con la mia katana...è_é) i miei post mi fanno ricordare che sono viva per un motivo ben preciso. COMUNICARE.
Se sono uscita di senno? Sì, forse sì. Ma grazie a Dio!
Le parole sono uno dei doni più grandi che la natura ha dato all'uomo e, anche se ci sono molte persone che quando parlano perdono l'occasione per stare zitte (e non nego che a volte sono una di quelle) le persone che comunicano toccano inconsapevolmente le corde dell'eternità.
L'eternità è un concetto che sembra di granito quando lo si guarda da lontano, ma diventa fumo appena si cerca di afferrarlo.
Agli esseri umani piacciono le parole sempre e mai..."ti amerò per sempre..." "non ti lascerò mai..." ma questi mai e sempre sono eterni come il ghiaccio nel wiskey.
Quanto durano i nostri mai e i nostri sempre? nel migliore dei casi una trentina d'anni...alla faccia dell'eternità.
Eppure le parole risuonano nel nostro piccolo universo sbattendo contro le sue pareti e dilatandolo fino a farci perdere la percezione dei suoi contorni.
E così due parole che non arrivano neanche ad un totale di dieci lettere ci trasformano in dei dell'Olimpo, ci fanno sentire infiniti, indefiniti, quasi potenti.
Non ci vedo niente di male in un po' di sana esaltazione.
Spero solo che non vi capiti MAI di cadere dalle nuvole di questa illusione, perché più alto è il punto da cui si cade e più ci si fa male...
Comunque se avrete bisogno di un supporto morale, di una spalla su cui piangere, di una persona da mandare al diavolo, di qualcuno con cui parlare sporco, di un cuoco che metta il cibo precotto nel microonde, di una donna che si comporti da uomo o da donna a seconda dei momenti, di un secondo che vi tagli la testa se volete fare seppuku, di un partner per giocare a poker che non sappia giocare ma abbia sempre troppe carte in mano più una scorta decente nella manica, di un buon massaggiatore, di un compagno di sbornie o di fumate, di qualcuno con cui fare a pugni, di qualcuno che canti con voi nella doccia in grado di stonare più di voi, di qualcuno che vi tenga abbracciata/o tutta la notte, di qualcuno che suoni con voi i campanelli in piena notte per poi scappare ridendo come idioti, di qualcuno che vi dica che siete un genio o un'idiota, a seconda di ciò che avete bisogno di sentirvi dire...se avete bisogno di un amico...per VOI, ci sarò SEMPRE.
NOTA BENE: il mio sempre dura solo fino al 31/12/2017...
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scarabocchio AUTOBIOGRAFICO
venerdì 10 settembre 2010
Non pensare così forte, non riesco a concentrarmi....
Sono una persona ripugnante a volte, ma ne avevamo già parlato.
Mento come se niente fosse, ci godo a vedere certa gente provare un po' di dolore psicofisico, insomma sono più schifosamente umana della media.
Però ho una spiegazione: quando uno ha due organi pensanti, le cose si fanno complicate, quando ne ha tre si fanno pericolose.
C'è da dire che per fortuna di solito non si mettono a pensare tutti insieme, ma anche con due, il rumore a volte di fa assordante e si rischia come stavo dicendo di trasformarsi in persone indecenti.
Insomma, non è che io voglia giustificarmi...o forse un po' sì, perché ultimamente ho fatto un po' il suino e allora, mi sembra di avere deluso i miei cari lettori...
Dall'altra parte però, questo non significa che io abbia intenzione di smettere di fare il facocero...soltanto che voglio che sappiate, che non è per caso, ma per scelta. Quindi mi assumo le responsabilità delle mie azioni.
In fondo voglio bene al vecchio diavolo E., con il suo nasone, il fisico cicciotto, gli occhiali e i suoi piccoli occhietti castani.
Le voglio bene perchè è semplice e quieta anche se a volte viene spazzata via dalla tempesta che ha dentro.
Mi piace com'è maniaca, fenomeno da baraccone, individuo pericoloso.
Mi piace come parla, la sua voce calda le sue frasi topiche.
MI piace quando cerca di essere qualcun altro, quando è tetra e non fa altro che parlare di morte, quando le viene la ridarola (per lo più le rare volte che fuma pesante)
Mi piace quando è ubriaca e ha la sbornia sentimentale o diventa triste.
Mi piace quando ha voglia e si farebbe qualsiasi cosa le passi a tiro...Mi piace quando pensa di essere innamorata per davvero, per l'ennesima volta.
E. è la mia compagna da più di 30 anni, dorme con me, mangia con me e fa l'amore con me.
Non è sempre facile essere lei nelle notti in cui resto attaccata al computer tentando di finire il mio dannato manoscritto, a volte finiscono a culo, a volte in un porno e altre volte in alcool...ma non è così terribile o frequente come sembra. Sopravviviamo.
A volte mi dico che dovrei incominciare a prendere la vita sul serio, ma sento che farlo mi farebbe sentire tutto il peso del mondo su di me e non sono così forte dopo tutto. Quindi preferisco cazzeggiare...
Perché scrivo? Perché mi piace.
Perché condivido? perché mi sembra di urlare improperi contro l'infinito e mi regala qualche momento di felicità.
Questo è il riscaldamento, mi sto testando, sto scavando la fossa per vedere se esco dall'altra parte.
Non siete obbligati a leggere. Ma vi sono grata poiché lo fate.
Avete il permesso di giudicare, dissentire, insultare e criticare, sarò felice di sentire tutte queste cose, ma se starete in silenzio non mi lagnerò.
Vi dirò quello che penso e uscirò dalla tana per davvero questa volta…Ma ciò che è scritto resta tale (con le modifiche del caso...eventualmente)
Sono un menestrello rinchiuso in una stanza senza finestre, soffocato nel proprio respiro, allucinato dalle proprie visioni. E' lì che i sogni diventano ideali, perché anche i clown hanno ideali e il loro valore non è da meno.
Beh, ho finito qui. Grazie per aver ascoltato.
PS: quali sono i tre organi lo lascio indovinare a voi....*_*
Mento come se niente fosse, ci godo a vedere certa gente provare un po' di dolore psicofisico, insomma sono più schifosamente umana della media.
Però ho una spiegazione: quando uno ha due organi pensanti, le cose si fanno complicate, quando ne ha tre si fanno pericolose.
C'è da dire che per fortuna di solito non si mettono a pensare tutti insieme, ma anche con due, il rumore a volte di fa assordante e si rischia come stavo dicendo di trasformarsi in persone indecenti.
Insomma, non è che io voglia giustificarmi...o forse un po' sì, perché ultimamente ho fatto un po' il suino e allora, mi sembra di avere deluso i miei cari lettori...
Dall'altra parte però, questo non significa che io abbia intenzione di smettere di fare il facocero...soltanto che voglio che sappiate, che non è per caso, ma per scelta. Quindi mi assumo le responsabilità delle mie azioni.
In fondo voglio bene al vecchio diavolo E., con il suo nasone, il fisico cicciotto, gli occhiali e i suoi piccoli occhietti castani.
Le voglio bene perchè è semplice e quieta anche se a volte viene spazzata via dalla tempesta che ha dentro.
Mi piace com'è maniaca, fenomeno da baraccone, individuo pericoloso.
Mi piace come parla, la sua voce calda le sue frasi topiche.
MI piace quando cerca di essere qualcun altro, quando è tetra e non fa altro che parlare di morte, quando le viene la ridarola (per lo più le rare volte che fuma pesante)
Mi piace quando è ubriaca e ha la sbornia sentimentale o diventa triste.
Mi piace quando ha voglia e si farebbe qualsiasi cosa le passi a tiro...Mi piace quando pensa di essere innamorata per davvero, per l'ennesima volta.
E. è la mia compagna da più di 30 anni, dorme con me, mangia con me e fa l'amore con me.
Non è sempre facile essere lei nelle notti in cui resto attaccata al computer tentando di finire il mio dannato manoscritto, a volte finiscono a culo, a volte in un porno e altre volte in alcool...ma non è così terribile o frequente come sembra. Sopravviviamo.
A volte mi dico che dovrei incominciare a prendere la vita sul serio, ma sento che farlo mi farebbe sentire tutto il peso del mondo su di me e non sono così forte dopo tutto. Quindi preferisco cazzeggiare...
Perché scrivo? Perché mi piace.
Perché condivido? perché mi sembra di urlare improperi contro l'infinito e mi regala qualche momento di felicità.
Questo è il riscaldamento, mi sto testando, sto scavando la fossa per vedere se esco dall'altra parte.
Non siete obbligati a leggere. Ma vi sono grata poiché lo fate.
Avete il permesso di giudicare, dissentire, insultare e criticare, sarò felice di sentire tutte queste cose, ma se starete in silenzio non mi lagnerò.
Vi dirò quello che penso e uscirò dalla tana per davvero questa volta…Ma ciò che è scritto resta tale (con le modifiche del caso...eventualmente)
Sono un menestrello rinchiuso in una stanza senza finestre, soffocato nel proprio respiro, allucinato dalle proprie visioni. E' lì che i sogni diventano ideali, perché anche i clown hanno ideali e il loro valore non è da meno.
Beh, ho finito qui. Grazie per aver ascoltato.
PS: quali sono i tre organi lo lascio indovinare a voi....*_*
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scarabocchio AUTOBIOGRAFICO
mercoledì 8 settembre 2010
Formspring
Ho aperto un account Formspring, perché devo provare tutto.
Così ora potete chiedermi tutto, ma proprio tutto e io cercherò di non mentire, o di mentire con galanteria...
BorisBitter Formspring
Lo so...sono senza speranza...
Così ora potete chiedermi tutto, ma proprio tutto e io cercherò di non mentire, o di mentire con galanteria...
BorisBitter Formspring
Lo so...sono senza speranza...
martedì 7 settembre 2010
XXX Tate e Aki ===ATTENZIONE YAOI==== XXX
=====ATTENZIONE YAOI====
attenzione questo post parla di relazioni omosessuali (NO scene sesso esplicito), se la cosa vi disturba vi prego di lasciare questa pagina. I commenti offensivi non saranno pubblicati. Le XXX segnalano i contenuti spinti (anche se di spinto qui c'è ben poco)
Grazie per la comprensione e per coloro che restano...buona lettura
========================
TATE E AKI
Aki è biondo, fragile, sognatore.
Quando si sveglia al mattino si guarda allo specchio e si vergogna di essere così effeminato, anche se l'idea di essere peloso come un orso e di avere una tonnellata di muscoli proprio non lo alletta per niente.
Aki ama, ama in segreto.
Aki ama Tate, in un modo indecente che non osa confessare neanche a se stesso.
Tate è un gran figlio di buona donna, capelli neri e sorriso beffardo.
Ogni mattina si guarda allo specchio sorride e si strizza l'occhio. I suoi lineamenti sono fini ha un bel fisico e (commento personale da narratore un po' erotomane) ha un gran bel sedere.
La sua divisa blu gli sta benissimo
Tate ama, ama in segreto.
Tate ama Aki, e lo vorrebbe fare suo, ma non osa confessarlo neanche a se stesso, non perché gli sembri innaturale amare un individuo dello stesso sesso, ma perché l'idea di essere innamorato, di cedere ai sentimenti lo fa sentire debole e Tate non ama sentirsi debole, né perdere il controllo.
Oggi sono fuori insieme in pattuglia e Aki si sente a disagio, vorrebbe parlargli, ma Tate gli risponde sempre così bruscamente che a lui viene quasi da piangere, e davvero non ha nessuna intenzione di farsi vedere piangere da lui.
Non c'è niente da fare, pattugliare la zona rossa non è una grande prestazione, per lo più c'è da chiamare i vigili del fuoco per qualche cassonetto dell'immondizia in fiamme e la storia finisce lì.
Tate guida e osserva Aki con la coda dell'occhio.
Aki guarda fuori dal parabrezza ma sente lo sguardo su di sé e arrossisce.
"Che c'è? " Tate si sforza di essere gentile ma la sua voce suona arrogante e rude come al solito.
Aki cerca di non balbettare "N-non ho proprio niente, sto solo guardando in giro per tenere la situazione sotto controllo...è solo..." Il cuore incomincia a battergli all'impazzata e ha paura che Tate lo possa sentire.
Tate viene colpito da una vampata di feromoni che lo stordisce un po'
"E' solo che?" dice languido
"Mi sento a disagio..." sputa fuori Aki senza pensare.
Tate non risponde, è confuso, non pensava che i suoi sentimenti fossero ricambiati e si rende conto di averlo desiderato più di quanto credesse.
Restano zitti entrambi. Aki strizza gli occhi "Mi-sento-a-disagio?" pensa schiaffeggiandosi mentalmente "Perché già che ci sei non gli dici che ti fa impazzire e che vorresti andare a letto con lui?" scuote la testa sconsolato.
Tate pensa a come fare per riprendere il filo. Se pensa a tutto il tempo che ha perso a fare il cafone, senza accorgersi che quello che desiderava era a portata di mano si sente un idiota.
"SENTI IO..." pronunciano la frase insieme e poi scoppiano a ridere, una risata che li libera dai pregiudizi, dalle paure e da qualche dubbio.
"Prima tu..." dice Aki senza guardare Tate.
Tate lo guarda brevemente poi ritorna a puntare gli occhi sulla strada.
Il sole ha il colore caldo del tardo pomeriggio e il turno è quasi finito.
"Ti va di bere qualcosa dopo il turno?"
"Io veramente avrei fame" dice Aki passandosi la mano nei capelli quasi a rassettare i pensieri.
"Beh, tra le mie mille qualità sono anche un gran cuoco" dice Tate fingendo di vantarsi "che ne dici se ti cucino qualcosa io?"
"E la tua ragazza, non le darà fastidio avere un intruso in casa?"
Tate ripensa alla tipa con cui è andato a letto qualche giorno prima, gran bel sedere, ma gli stava così addosso che era finita fuori casa ancora mezza svestita.
"Vivo da solo..."
Aki che aveva sperato in quella risposta fa un ghigno e replica "mi toccherà lavare i piatti, visto che con la cucina sono uno schifo!"
Tate sghignazza poi si fa serio, l'immagine si fa sciolta e Aki è tra le sue braccia.
"Senti, cosa ti aspetti da me? Io non sono un tipo da relazioni durature e asfissianti...di fare il bastardo con te non mi va. Non so perché ma non mi va..."
Aki si sente chiudere lo stomaco.
"Credo di poter correre il rischio" risponde poi serenamente. Del resto fino ad oggi solo nei suoi sogni aveva osato pensare ad una conversazione del genere "Cercherò di non stufarti..."
Tate parcheggia la macchina al lato della strada, in divieto di sosta e tira Aki a sé baciandolo lievemente sulle labbra. Intorno a loro solo la strada deserta macchiata dei colori del tramonto.
Con i volti vicini, il fiato ancora corto per la sorpresa e l'eccitazione si guardano per un lungo istante, si baciano di nuovo, con più convinzione.
"Di' ti piacciono gli spaghetti? Ho mentito quando ti ho detto che sapevo cucinare..." dice Tate con la voce roca di chi è troppo eccitato per parlare. Aki sorride languido e annuisce.
L'auto riparte e scompare dietro all'angolo della decima strada, portando con sé due cuori pieni di incertezze e di coraggio, d'amore e di voglia di vivere.
Io che sono solo un povero narratore onnisciente, mi sento un po' triste, perché per un attimo ho sentito le farfalle nello stomaco e ho sentito il mio cuore battere insieme a quello dei miei due giovani personaggi e so che ora mi mancheranno. Forse alcuni di voi non troveranno nulla di romantico in questa storia e immaginandosi la scena, sentiranno anche un po' di nausea. Per quanto riguarda me io credo che tutti noi abbiamo bisogno di un po' di dolcezza da spolverare sulla nostra vita come lo zucchero a velo con il pandoro e l'amore non ha niente a che fare con il genere di chi si ama, il cuore non ha i genitali.
PS: Porca paletta!! sono un filosofo...quella del cuore senza genitali me la scrivo, chissà che non mi possa servire un giorno o l'altro...
attenzione questo post parla di relazioni omosessuali (NO scene sesso esplicito), se la cosa vi disturba vi prego di lasciare questa pagina. I commenti offensivi non saranno pubblicati. Le XXX segnalano i contenuti spinti (anche se di spinto qui c'è ben poco)
Grazie per la comprensione e per coloro che restano...buona lettura
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TATE E AKI
Aki è biondo, fragile, sognatore.
Quando si sveglia al mattino si guarda allo specchio e si vergogna di essere così effeminato, anche se l'idea di essere peloso come un orso e di avere una tonnellata di muscoli proprio non lo alletta per niente.
Aki ama, ama in segreto.
Aki ama Tate, in un modo indecente che non osa confessare neanche a se stesso.
Tate è un gran figlio di buona donna, capelli neri e sorriso beffardo.
Ogni mattina si guarda allo specchio sorride e si strizza l'occhio. I suoi lineamenti sono fini ha un bel fisico e (commento personale da narratore un po' erotomane) ha un gran bel sedere.
La sua divisa blu gli sta benissimo
Tate ama, ama in segreto.
Tate ama Aki, e lo vorrebbe fare suo, ma non osa confessarlo neanche a se stesso, non perché gli sembri innaturale amare un individuo dello stesso sesso, ma perché l'idea di essere innamorato, di cedere ai sentimenti lo fa sentire debole e Tate non ama sentirsi debole, né perdere il controllo.
Oggi sono fuori insieme in pattuglia e Aki si sente a disagio, vorrebbe parlargli, ma Tate gli risponde sempre così bruscamente che a lui viene quasi da piangere, e davvero non ha nessuna intenzione di farsi vedere piangere da lui.
Non c'è niente da fare, pattugliare la zona rossa non è una grande prestazione, per lo più c'è da chiamare i vigili del fuoco per qualche cassonetto dell'immondizia in fiamme e la storia finisce lì.
Tate guida e osserva Aki con la coda dell'occhio.
Aki guarda fuori dal parabrezza ma sente lo sguardo su di sé e arrossisce.
"Che c'è? " Tate si sforza di essere gentile ma la sua voce suona arrogante e rude come al solito.
Aki cerca di non balbettare "N-non ho proprio niente, sto solo guardando in giro per tenere la situazione sotto controllo...è solo..." Il cuore incomincia a battergli all'impazzata e ha paura che Tate lo possa sentire.
Tate viene colpito da una vampata di feromoni che lo stordisce un po'
"E' solo che?" dice languido
"Mi sento a disagio..." sputa fuori Aki senza pensare.
Tate non risponde, è confuso, non pensava che i suoi sentimenti fossero ricambiati e si rende conto di averlo desiderato più di quanto credesse.
Restano zitti entrambi. Aki strizza gli occhi "Mi-sento-a-disagio?" pensa schiaffeggiandosi mentalmente "Perché già che ci sei non gli dici che ti fa impazzire e che vorresti andare a letto con lui?" scuote la testa sconsolato.
Tate pensa a come fare per riprendere il filo. Se pensa a tutto il tempo che ha perso a fare il cafone, senza accorgersi che quello che desiderava era a portata di mano si sente un idiota.
"SENTI IO..." pronunciano la frase insieme e poi scoppiano a ridere, una risata che li libera dai pregiudizi, dalle paure e da qualche dubbio.
"Prima tu..." dice Aki senza guardare Tate.
Tate lo guarda brevemente poi ritorna a puntare gli occhi sulla strada.
Il sole ha il colore caldo del tardo pomeriggio e il turno è quasi finito.
"Ti va di bere qualcosa dopo il turno?"
"Io veramente avrei fame" dice Aki passandosi la mano nei capelli quasi a rassettare i pensieri.
"Beh, tra le mie mille qualità sono anche un gran cuoco" dice Tate fingendo di vantarsi "che ne dici se ti cucino qualcosa io?"
"E la tua ragazza, non le darà fastidio avere un intruso in casa?"
Tate ripensa alla tipa con cui è andato a letto qualche giorno prima, gran bel sedere, ma gli stava così addosso che era finita fuori casa ancora mezza svestita.
"Vivo da solo..."
Aki che aveva sperato in quella risposta fa un ghigno e replica "mi toccherà lavare i piatti, visto che con la cucina sono uno schifo!"
Tate sghignazza poi si fa serio, l'immagine si fa sciolta e Aki è tra le sue braccia.
"Senti, cosa ti aspetti da me? Io non sono un tipo da relazioni durature e asfissianti...di fare il bastardo con te non mi va. Non so perché ma non mi va..."
Aki si sente chiudere lo stomaco.
"Credo di poter correre il rischio" risponde poi serenamente. Del resto fino ad oggi solo nei suoi sogni aveva osato pensare ad una conversazione del genere "Cercherò di non stufarti..."
Tate parcheggia la macchina al lato della strada, in divieto di sosta e tira Aki a sé baciandolo lievemente sulle labbra. Intorno a loro solo la strada deserta macchiata dei colori del tramonto.
Con i volti vicini, il fiato ancora corto per la sorpresa e l'eccitazione si guardano per un lungo istante, si baciano di nuovo, con più convinzione.
"Di' ti piacciono gli spaghetti? Ho mentito quando ti ho detto che sapevo cucinare..." dice Tate con la voce roca di chi è troppo eccitato per parlare. Aki sorride languido e annuisce.
L'auto riparte e scompare dietro all'angolo della decima strada, portando con sé due cuori pieni di incertezze e di coraggio, d'amore e di voglia di vivere.
Io che sono solo un povero narratore onnisciente, mi sento un po' triste, perché per un attimo ho sentito le farfalle nello stomaco e ho sentito il mio cuore battere insieme a quello dei miei due giovani personaggi e so che ora mi mancheranno. Forse alcuni di voi non troveranno nulla di romantico in questa storia e immaginandosi la scena, sentiranno anche un po' di nausea. Per quanto riguarda me io credo che tutti noi abbiamo bisogno di un po' di dolcezza da spolverare sulla nostra vita come lo zucchero a velo con il pandoro e l'amore non ha niente a che fare con il genere di chi si ama, il cuore non ha i genitali.
PS: Porca paletta!! sono un filosofo...quella del cuore senza genitali me la scrivo, chissà che non mi possa servire un giorno o l'altro...
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