giovedì 5 giugno 2008

La mia fine

Una stanza vuota.
E' qui che voglio farlo.
Niente mobili, niente quadri alle pareti, solo un grande specchio...voglio vedere la mia faccia, quando sarà quasi finita.Un tappeto.
Voglio un tappeto di raffia, il più grezzo possibile. Ci stendo sopra un grande telo bianco: il mio sangue ha il diritto di essere raccolto sul colore immacolato della morte.
Davanti a me una sigaretta e il mio accendino preferito (quello con su scritto "piacere di conoscerti"), un pezzo di cioccolato fondente e un bicchiere di cognac.
Mishima non ci aveva pensato al cioccolato e al cognac. Che fine triste, che miseria finire prima di avere mangiato del cioccolato e bevuto un buon bicchiere di cognac.

Mi vesto. Una maglia e un paio di pantaloni di lino rossi. I miei preferiti.Mi metto il gel nei capelli, un velo di rossetto e matita nera sugli occhi - sto molto attenta mentre metto la matita: la riga deve essere perfetta.I piedi nudi.

Ultimo ma non meno importante è lui, il mio Wakizashi, quello prezioso che mi ha regalato il maestro Nishikawa, quando ho fatto il mio primo combattimento kendo: se puoi sentirmi, maestro, grazie!

Nella suo fodero di cuoio nero e bianco, sembra quasi un giocattolo, è innocente, innocuo. La sua impugnatura porta la scritta "tenno heika banzai"...neanche lo conosco...vabbè, e sia: viva l'imperatore! Lo estraggo appena, fino a mostrare il freddo della lama...tremenda, bellissima. Mi inginocchio sul telo bianco e lo poso davanti a me perfettamente perpendicolare alla linea formata dalle mie gambe.Prendo il cioccolato, lo mastico e ne gusto il sapore, per un interminabile secondo. Prendo il mio cognac; mi è sempre piaciuto osservarne il colore ambrato, mi provoca una sensazione molto simile all'eccitazione sessuale. Ne bevo un sorso e subito lo sento andare in circolo...mmm...ce ne fossero di piaceri così nella vita....molto lentamente svuoto il bicchiere.

La mia ultima sigaretta mi aspetta. Mi è capitato spesso di leggere parodie sulla pena di morte e mi è sempre sembrato ridicolo che un'individuo scelga come ultimo desiderio di fumare una sigaretta! Beh, credo che sia il momento migliore di tutti, questo! faccio scoccare la scintilla, metto la sigaretta tra le labbra e le avvicino la fiammella tremolante, tiro due o tre boccate per accertarmi che sia accesa bene. Il fumo denso forma una nuvoletta intorno al mio viso, un'aura mistica. l'odore del tabacco mi riempie le narici. Solo ora incomincio ad avere paura.

Ho paura, sì, ma non del dolore, non della morte del mio corpo. Ho paura dell'oblio.Cosa ne sarà delle mie idee, dei miei sogni, dei miei pensieri e delle mie immagini, quando me ne sarò andata? Finiranno per sempre, smetteranno di vivere con me. Assassina! Come ho potuto, solo per un istante, arrogarmi il diritto di decidere della vita e della morte di quelle creature divine che sono i miei sogni?

La sigaretta è consumata. Estraggo la spada dal fodero.

metto la lama tra le labbra e la sfioro appena con la lingua. Il sapore dell'acciaio è inebriante.

chiudo gli occhi e vedo pagine e pagine di scritti, vedo palette di colori mai visti. Riapro gli occhi sorridendo.

Ora lo so. Non è oggi il giorno della mia bohème, dovrò aspettare per vagabondare nei prati al di là del confine. Tante idee, tanti sogni, tanti colori sono ancora vivi e vegeti nella mia mente ed è mia responsabilità tenere in vita me stessa: il loro tempio. lascio ogni cosa nella stanza, così com'è; mi alzo ed esco.

Vado in cucina a prepararmi quel pane e salame, dopo tutto...

PS: a tutti quelli che credono che io sia vuota, una pazza senza senso e una vittimista alzo il dito medio della mano sinistra. Giusto per intenderci. Il pezzo sopra è arte. Per chi no l'avesse capito e stesse pensando che si tratti del mio testamento!

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