martedì 24 giugno 2008

Quando scoprire la verità cambia il tuo mondo

Credevo di sapere tutto, su me stessa su come avrei voluto la mia vita, sulle cose che potevo accettare e su quelle cose alle quali mai avrei potuto rinunciare...invece non sapevo nulla.
Io voglio vivere innamorata. Voglio amare la vita. Voglio amare tutte le cose esistenti, dalla più insignificante fino a quella più incredibilmente universale e riconosciuta come importante. Voglio amare tutti gli esseri viventi (mmm...credo che avrò qualche problema riguardo ai ragni, ma giuro che farò del mio meglio!) dal più piccolo al più grande dal più pericoloso al più innocuo.
Mi sono resa conto che, fino ad ora, io mi sono aspettata dagli altri che essi mi amassero, incondizionatamente, per quello che sono, ma non mi sono mai chiesta veramente che cosa gli altri si aspettassero da me. Questo è stato un grande sbaglio e mi chiedo se sono ancora in tempo per porre rimedio...
Voglio sperare di sì.
Ora, non voglio essere paranoica e, come mio solito, iniziare a pianificare come procederò nel raggiungere il mio nuovo obiettivo.
Negli ultimi mesi, ho scoperto l'importanza della meditazione, anche se ancora non ne padroneggio le tecniche, e sono ben lontana dal raggiungimento di quella calma interiore che contraddistingue coloro che della meditazione hanno fatto la propria vita.
Credo che incomincerò da qui. Mi prenderò una pausa meditativa, e il solo modo che conosco per farlo è scrivere. Sto lavorando a un racconto che parla di un uomo, il quale credeva di sapere perfettamente cosa desiderare dalla propria vita e che, a un certo punto si trova di fronte a delle realtà che mettono in discussione tutte quelle certezze che egli credeva di avere.
Un buon punto da cui partire. Non voglio domandarmi dove mi porterà. So che lo scoprirò presto.

giovedì 5 giugno 2008

La mia fine

Una stanza vuota.
E' qui che voglio farlo.
Niente mobili, niente quadri alle pareti, solo un grande specchio...voglio vedere la mia faccia, quando sarà quasi finita.Un tappeto.
Voglio un tappeto di raffia, il più grezzo possibile. Ci stendo sopra un grande telo bianco: il mio sangue ha il diritto di essere raccolto sul colore immacolato della morte.
Davanti a me una sigaretta e il mio accendino preferito (quello con su scritto "piacere di conoscerti"), un pezzo di cioccolato fondente e un bicchiere di cognac.
Mishima non ci aveva pensato al cioccolato e al cognac. Che fine triste, che miseria finire prima di avere mangiato del cioccolato e bevuto un buon bicchiere di cognac.

Mi vesto. Una maglia e un paio di pantaloni di lino rossi. I miei preferiti.Mi metto il gel nei capelli, un velo di rossetto e matita nera sugli occhi - sto molto attenta mentre metto la matita: la riga deve essere perfetta.I piedi nudi.

Ultimo ma non meno importante è lui, il mio Wakizashi, quello prezioso che mi ha regalato il maestro Nishikawa, quando ho fatto il mio primo combattimento kendo: se puoi sentirmi, maestro, grazie!

Nella suo fodero di cuoio nero e bianco, sembra quasi un giocattolo, è innocente, innocuo. La sua impugnatura porta la scritta "tenno heika banzai"...neanche lo conosco...vabbè, e sia: viva l'imperatore! Lo estraggo appena, fino a mostrare il freddo della lama...tremenda, bellissima. Mi inginocchio sul telo bianco e lo poso davanti a me perfettamente perpendicolare alla linea formata dalle mie gambe.Prendo il cioccolato, lo mastico e ne gusto il sapore, per un interminabile secondo. Prendo il mio cognac; mi è sempre piaciuto osservarne il colore ambrato, mi provoca una sensazione molto simile all'eccitazione sessuale. Ne bevo un sorso e subito lo sento andare in circolo...mmm...ce ne fossero di piaceri così nella vita....molto lentamente svuoto il bicchiere.

La mia ultima sigaretta mi aspetta. Mi è capitato spesso di leggere parodie sulla pena di morte e mi è sempre sembrato ridicolo che un'individuo scelga come ultimo desiderio di fumare una sigaretta! Beh, credo che sia il momento migliore di tutti, questo! faccio scoccare la scintilla, metto la sigaretta tra le labbra e le avvicino la fiammella tremolante, tiro due o tre boccate per accertarmi che sia accesa bene. Il fumo denso forma una nuvoletta intorno al mio viso, un'aura mistica. l'odore del tabacco mi riempie le narici. Solo ora incomincio ad avere paura.

Ho paura, sì, ma non del dolore, non della morte del mio corpo. Ho paura dell'oblio.Cosa ne sarà delle mie idee, dei miei sogni, dei miei pensieri e delle mie immagini, quando me ne sarò andata? Finiranno per sempre, smetteranno di vivere con me. Assassina! Come ho potuto, solo per un istante, arrogarmi il diritto di decidere della vita e della morte di quelle creature divine che sono i miei sogni?

La sigaretta è consumata. Estraggo la spada dal fodero.

metto la lama tra le labbra e la sfioro appena con la lingua. Il sapore dell'acciaio è inebriante.

chiudo gli occhi e vedo pagine e pagine di scritti, vedo palette di colori mai visti. Riapro gli occhi sorridendo.

Ora lo so. Non è oggi il giorno della mia bohème, dovrò aspettare per vagabondare nei prati al di là del confine. Tante idee, tanti sogni, tanti colori sono ancora vivi e vegeti nella mia mente ed è mia responsabilità tenere in vita me stessa: il loro tempio. lascio ogni cosa nella stanza, così com'è; mi alzo ed esco.

Vado in cucina a prepararmi quel pane e salame, dopo tutto...

PS: a tutti quelli che credono che io sia vuota, una pazza senza senso e una vittimista alzo il dito medio della mano sinistra. Giusto per intenderci. Il pezzo sopra è arte. Per chi no l'avesse capito e stesse pensando che si tratti del mio testamento!

lunedì 2 giugno 2008

quel maledetto giorno...

...Quando ti alzi e dici "oggi sarà una giornata campale!" e poi incominciano a pioverti addosso le disgrazie più impensabili!

Ti alzi alle 5:50 e ti ricordi improvvisamente che ti sei dimenticato di accendere il boiler dell'acqua calda così fai una bella doccia gelata, che giustifichi dicendo che almeno ora sei sveglia di sicuro!

Prepari la borsa per andare in ufficio, solito panino con la prima cosa che trovi in frigo, un libro da leggere nella pausa pranzo, le sigarette (che naturalmente sono quasi finite e il tabaccaio alle 6 è chiuso!), il portafogli e gli occhiali da lettura; dopodiché ti avvii al parcheggio...ah già! dimenticavo che ieri ho dovuto parcheggiare a 1000 km da casa, perché nel parcheggio appena sotto c'era il raduno dei motociclisti (acc..vaff...porc...!). Quando esci sta piovendo e indovina dov'è l'ombrello? IN MACCHINA!

Così, dopo mezz'ora di cammino sotto la pioggia arrivi in macchina fradicia e già con una buona dose di incazzatura! Ti siedi, prendi il frontalino dal portaoggetti e ti accorgi di esserti dimenticata a casa il tuo CD preferito, cosa che aggiunge depressione all'incazzatura!

Parti e speri che l'elenco delle sfighe di oggi sia terminato. Grande errore: a un km dall'autostrada incomincia la fila...5 km di fisarmonica a causa del quale arrivi con ben un'ora di ritardo al lavoro.

Quando arrivi c'è già il tuo capo, che ti guarda storto, perché per l'ennesima volta e l'ennesima ragione sei in ritardo.

Intanto scopri che tutto lo sterco dell'universo è venuto a depositarsi sulla tua scrivania e che, già alle 9 del mattino hai venti chiamate non risposte al tuo telefono!

Qui mi ci vuole un caffè! vai alla macchinetta ma, che sorpresa! FUORI SERVIZIO! E che cavolo! io non riesco a lavorare prima di avere ingurgitato almeno cinque caffè...abbacchiata torno alla mia scrivania e inizio a spalare letame.

Oggi tra l'altro aspetto una telefonata, personale, importante...l'ho aspettata per tutto il fine settimana! Così continuo a guardare il telefono, lo prendo in mano, sblocco la tastiera, lo sposto da un posto all'altro come se questo servisse a farlo squillare. Ma niente. Vero...gli avevo detto che sarei stata libera a partire dalle dodici....allora perché continuo a guardare il telefono. Non chiamerà, me lo sento...

Intanto arriva la pausa pranzo. Prendo il libro, le sigarette e mi avvio al parcheggio: leggerò sfumazzando in macchina, lontana da colleghi e problemi. Il telefono continua a non squillare...fanculo! Non ci penso più...così mi metto a leggere, sempre con il telefono in mano...

Finita la pausa torno in ufficio: il mio capo mi aspetta con un sorriso 'ora mi fotte!' penso e infatti, con un mellifluo giro di parole, mi dice che hanno scelto un sostituto per il collega che andrà in pensione tra una settimana, complimenti, mi dice.

Cazzo! ma cosa è successo durante la notte? mi sono trasformata in uno zerbino? In una tazza del cesso? Sorrido di circostanza e vado a crollare sulla mia sedia 'you've got mail' dice il mio computer...delete...rispondo!

Ora basta! 'homo faber fortunae suae'..."Chef! mi prendo mezza giornata!" chiudo il computer prendo le mie cose e mi avvio alla macchina!
Oggi non voglio più fare niente: una volta a casa stapperò una birra, magari due o tre e resterò inerte sul divano, niente radio, niente televisione, stacco il telefono e non rispondo se suonano alla porta!

Quando mi sveglierò domani mattina, me ne guarderò bene dal fare affermazioni degne di Cassandra: domani è un altro giorno, come sarà, sarà, basta che sia diverso da oggi!

domenica 1 giugno 2008

Un urlo nella notte

Buio. Silenzio.


I miei occhi cercano forme inesistenti nell'oscurità. Ho cercato di dare un senso alle cose che ho nella mia vita. Ho cercato con quel senso di riempire il vuoto che mi piegava l'anima facendole male. Il risultato è il passaggio del dolore dalla mia anima al mio cuore che si contorce ora come una schifosa lumaca finita sotto le ruote di un'automobile.


Quasi mi viene da ridere...Guardami mondo!


Che scena pietosa...passo i giorni consumandomi nella commiserazione senza avere il coraggio di ripescare me stessa da un mare di melma. Preferisco affondare, restare a mollo nella mia sciagurata indigenza e crogiolarmi nell'ipocrisia che contraddistingue il mio piccolo universo.


Questa notte però voglio spezzare il giogo, denunciarmi all'amore come colpevole di ingenuità, voglio essere condannata alla più alta delle pene. Il resto della vita senza amore. La perdità dell'illusione che forse, un giorno, incontrerò la metà mancante del mio cielo.


Un suono lontano e indistinto attrae la mia attenzione. La stanza è sempre buia e io cerco di concentrarmi sul mio udito, ma se non ci vedo non riesco neanche a sentire. Il suono diventa più forte col passare dei secondi. E' un suono straziante, come un urlo di un essere che stia morendo, in preda ad un dolore lancinante.


Ma come ho fatto a non accorgermene? non era da lontano che partiva quell'urlo, ma dalla viscida lumaca che pulsa dentro il mio petto.


Buio. Silenzio.


Riposa in pace mio piccolo cuore. Spero che quando ti risveglierai sarai in un mondo migliore, dove l'aspetto non conterà: dove non avrà più importanza se sei una viscida lumaca o una bella farfalla, perché solo il suono della tua voce sarà percettibile...Io e te lo sappiamo, caro cuore, quanta bellezza c'è nelle tue canzoni, quando non provi dolore.