giovedì 22 ottobre 2009

SAGGEZZA DI ALTRI

Le parole che ho nel mio sacco arrivano dal mio passato. Il mio presente è muto, il futuro è molto incerto.
La nebbia avvolge i miei pensieri come carta da pacco troppo sottile che si lacera ad ogni mio dubbio facendo defluire tutte le mie paure, le mie ansie. La mia mano cerca il taccuino nella tasca, il sacco di parole, che ho messo da parte per i tempi in cui la siccità mi avrebbe seccato la gola.
Lo apro ansiosa di trovarle, imprevedibili monete, con un lato solo, sempre lo stesso, sempre testa.
E' una melodia antica, di un tempo che non è mio in questa vita.
E' una saggezza di altri, che prima di me si sono svegliati in un bagno di sudore, dopo aver sognato la morte, la guerra, l'amore, il dolore. Da quel dolore sono nate le parole, barcollanti, perché ancora non sapevano camminare.
Parole uscite da cervelli verdi, di speranza e di gioventù, sotto capelli canuti già nei primi venti anni.
Con quelle parole sono cresciuta ricordandomi che se hai gambe corte non potrai mai fare altro che passi piccoli, nella consapevolezza che non sarebbe mai piovuto, sulla mia terra arida, perchè, recitano le parole del mio sacco, piove solo sul bagnato.
Il sacco è sempre pieno, come il mare e per quanto io ne tolga parole, pensieri, emozioni e ricordi questo continua a riempirsi. Forse è una piccola piaga che non guarisce, come la mia scatola che non si voleva mai svuotare¹. Forse non sono tanto capace a voltare pagina. Forse mi piace il passato e lentamente, mentre sperimento il sogno, mi dimentico di vivere. Quando cambierò o quando cambierà, forse non ne sarà rimasto molto, di tempo.
Ma questa prospettiva sciatta e poco desiderabile, c'è un aspetto positivo innegabile. Il mio sacco non è solo mio, è di tutti è il nostro passato e per qualcuno è stato futuro. Potrebbe diventare il presente, con una buona dose di creatività e più impegno di quanto io ne possegga.
Il sacco è anche tuo, ora che stai leggendo e magari ti stai chiedendo che cosa hai a che fare con tutto questo.
Tu ed io, che sembriamo lontani, che non abbiamo niente in comune, siamo in realtà così uguali da sembrare gemelli. Per questo le mie esperienze ti parlano anche se diverse dalle tue, per questo ti fermi a leggere quello che scrivo.
Il mio sacco non speciale, non diverso dal tuo. L'unica differenza è che magari il tuo è sempre rimasto chiuso o al contrario, non lo è mai stato.
¹La mia Vita in una scatola di biscotti - Eva Russo - 2008 ed Caravaggio

lunedì 12 ottobre 2009

Strade sotto la pioggia

La pioggia si adatta al mio umore cupo delle ultime settimane, mentre immobile resto a guardare le gocce grosse come pugni che scazzottano con il vetro della mia finestra.
Amo la pioggia, quella pioggia calda delle giornate estive. Amo la pioggia dei miei ricordi di bambina: quante volte mi ha sorpresa il temporale e io, mezzo correndo e mezzo tergiversando, tornavo a casa con la leggerezza di chi non ha un solo problema al mondo.
Da bambina ero deliziosamente tragica, ma in realtà ero così abile a destreggiarmi tra i miei piccoli grandi dolori da riuscire a correre tra goccia e goccia.
Oggi la pioggia non è mia, come la maggior parte delle cose qui, ma sto incominciando ad impararla, ad apprezzarne la temperatura, il colore.
Anche il cielo non mi sembra più solo grigio, i miei occhi stanno ritornando ad essere quelli attenti e vogliosi di vedere e di conoscere. Quelli di sempre.
La strada per tornare da me, quella Eva di "prima di tutte le storie degli ultimi due mesi", è lunga, la intuisco senza saperla, ma io ho la mappa...la mappa fatta di pioggia, di grigio di solitudine, ma anche d'amore, di forza, di collaborazione, di maledetti compromessi.
Questa mattina, dopo tanti dubbi, paure, indecisioni, dopo tanto dolore che sento ancora nelle ossa, sento che ce la farò, sento che l'altra metà del mio mondo vuole quello che voglio io.
Tra qualche anno, quando saremo abbastanza vecchi per apprezzare a pieno di essere ancora vivi e di esserlo insieme, potremo passeggiare mano nella mano nelle strade piene di pioggia e di vento. Lui ama la pioggia della sua terra almeno quanto io amo la mia, e io amo lui mille volte di più di quanto lui ami la sua pioggia.
Il bilancio è positivo per questa volta e il sole che fa capolino tra le nuvole conferma: le strade sotto la pioggia portano amore.

giovedì 8 ottobre 2009

Notte

Questa notte non ho dormito, mia figlia mi ha tenuta sveglia, mi continuava a chiamare, ogni ora...prima aveva sete, poi aveva freddo e poi aveva caldo...
Erano le due di notte. Avevo sonno, come non ho mai avuto sonno in vita mia.
"Amore, mamma deve dormire...tra 4 ore mi devo alzare e mi sento un relitto già adesso..."
"Mamma ho fatto un sogno troppo brutto!" mi dice mezzo in Italiano e mezzo in fiammingo con un tono davvero spaventato.
"Allora raccontalo alla mamma, così lo dai a me e non ti fa più paura..."
Incomincia a raccontarmi, fa fatica a trovare le parole: ha sognato il terremoto e che "nel Belgio" tutte le case erano distrutte e non c'era da mangiare.

"mamma, continuo a pensarci!"
E' stato lì che ho sentito l'affinità che ci lega, io e la mia piccola: due fragili sensibili creature umane, che lasciano che ogni cosa le colpisca forte e in profondità.
Il coraggio ha fatto posto allo sgomento:
"Lo sai tesoro che la mamma non ti lascia succedere niente...non ci sono i terremoti nel Belgio e se mai ci sarà anche solo una piccola possibilità che arrivino, ce ne andremo via..."
Le ho spiegato la meccanica dei terremoti, come la so, e che ci sono zone che sono predisposte a terremoti e tornadi, ma il Belgio no...il Belgio è piatto e insensibile, come la maggior parte delle persone che ho conosciuto qui.
Nel frattempo, si erano fatte le tre. La mia bambina si è appallottolata vicino a me, mettendo entrambe le gambe sulle mie per impedirmi la fuga e si è addormentata, il respiro regolare e calmo.
Il sonno sembrava essermi passato di colpo, quanti pensieri che non trovavano collocazione nella notte, il pensiero di tutte le persone che stanno vivendo di stenti nei luoghi colpiti da alluvioni e tifoni, il pensiero della mia vita da emigrante che a volte mi fa tanto male al cuore, più per la consapevolezza dell'assurdità delle ragioni che mi hanno spinta ad emigrare che altro.
Forse era successo davvero, Laura mi aveva passato il sogno e con esso la paura.
Mi sono sentita felice a questo pensiero, l'ansia non è qualcosa con cui i bambini devono convivere, è giusto che la provino, fa parte della vita, ma è il mio dovere di madre, per come interpreto il ruolo, fare in modo che l'ansia lasci spazio alla serenità.
La sveglia.
La mia notte è finita. Mi alzo e mi trascino in cucina, dove preparerò un tè e i panini per i miei due tesori e per la sottoscritta. La giornata sarà lunga e avrò tempo di pensare ad altro ne sono sicura.
Ho avuto di nuovo un momento intenso però, un momento che non dimenticherò velocemente, la prova che nella vita c'è una dimensione interiore che non va dimenticata se non si vuole che ci si rivolti contro. Bisogna che continui a lottare per dare un senso alle mie scelte e questa notte ho avuto un'altra prova che non sto lottando da sola.