mercoledì 24 marzo 2010

acrobata

Un piede di fronte all'altro,
non guardare in basso.

Scelgo tra le poche scene dei miei ricordi, polaroid sbiadite che non ritraggono quasi più nulla e lascio passare le immagini, come una monocromatica carezza nella mia mente.
Non è facile sapere quali sono le cose che davvero ricordo e dove incominciano le visioni, l'invenzione, la commiserazione.
Volevo che fosse tutto più facile, ma anche dimenticare non mi è servito a niente.

Un piede di fronte all'altro,
eppure la strada sembra non accorciarsi mai.

Forse è perché la morte a volte sembra un dono, che la strada non ha poi tanta importanza. Quando non hai raggiunto neanche una delle mete che avevi segnato sulla mappa della tua vita, cosa ti dice il senso dell'onore?
Quanto vale un'anima senza meta, né cammino, né desideri? Vale un sogno. Incongruente risultato di un'equazione lasciata a metà.

Un piede di fronte all'altro,
la tentazione di lasciarsi cadere ti riscalda il ventre.

Forse è perché ti ritrovi rinchiuso in una forma che non ti appartiene e non hai mai avuto uno scalpello, o una piuma per scolpire la tua voglia.
Oggi ogni passo è pesante e i tuoi pensieri hanno perso le ali.
Ma non ti stanchi mai, sopporti il dolore, continui a camminare nonostante tu non abbia idea di dove finisca la corda sospesa sulla quale ti stai muovendo...passo dopo passo.

Un piede di fronte all'altro,

non guardare in basso.

Credo che fisserò il sole, lascerò che la sua luce dissolva il mio sguardo, sarà facile vivere nel buio, quando l'ultima cosa che hai visto è stata la luce?
Il buio,
il nulla,
l'oblio.
La felicità.

Un piede di fronte all'altro...fino a quando la corda sparirà da sotto i tuoi piedi e finirai il tuo viaggio in caduta libera. Come è piacevole questa sensazione, il mio corpo che si smaterializza in una nuvola di polvere.
Voglio cadere per sempre.

Chissà se nei ricordi che ho perso c'era anche un paracadute?....

giovedì 18 marzo 2010

love song....

Guardo la tua pelle bianca, mia dea.
Sei la creatura più splendida sul quale io abbia mai posato gli occhi.
Sono solo una donna, pelle scura, piena di cicatrici che si vedono e quelle che non si vedono le sento bruciare nella notte mentre chiamo il tuo nome e i singhiozzi si trasformano in gemiti, i gemiti, in silenzio.

Lasciami sfiorare i tuoi capelli con le mie labbra,
voglio che il tuo profumo invada le mie narici e ottunda i miei sensi.
La purezza di una donna, così bella da togliermi il fiato così vera da farmi male.

Se guardo le mie mani, piccole e rozze, rovinate dalla passione,
mi vergogno al pensiero di poterti accarezzare,
Preferisco accarezzarti con l'apice dei miei pensieri,
lentamente, sciogliendo la tua immagine nel mio desiderio.

L'amore di una donna,
quando è amore vero è come un volo di farfalle, o mia dea.
Io sono un falco e non conosco dolcezza.

Non buttare la tua purezza per un momento di piacere.
La vergogna è una macchia, non si lava che col sangue
e io samurai senza padrone, convivo con il gusto del ferro
e il calore nelle viscere che attendono di essere purificate
un giorno non lontano.

Prima di partire, voglio che tu sappia che ti ho sempre amata.
Voglio che tu sappia che ogni giorno l'ho vissuto per te.
voglio che tu mi pensi come la lama del mio tantō avvolta in un telo bianco
senza macchia
senza infamia

Difenderò il tuo onore fino all'ultimo giorno.
Non ci sarà giorno in cui al richiamo della tua voce non verrò ad aiutarti.
Sarò una spalla su cui piangere,
un orecchio che ascolta,
Braccia forti che ti stringono,
il tuo rifugio per sfuggire dal dolore.

Io, meglio di chiunque altro, lo so.
Non c'è nulla che si possa fare contro il dolore.
Solo il tempo lo affievolisce, nulla lo cancella.
Eppure credimi, amore mio, meglio un ricordo doloroso dell'oblio.
Meglio la disperazione dell'apatia.

Piangi tra le mie braccia.
Ridi tra le mie braccia.

Saprò custodire le tue emozioni,
esse saranno il mio tesoro più grande.

Il destino ci ha rese uguali e la nostra affinità ci separa,
Ma io resterò a guardarti nell'ombra,
il mio cuore ti appartiene,
la mia anima è tua.
Il mio corpo è chiuso in uno scrigno d'acciaio e attende solo il momento in cui,
in altro tempo,
in altro luogo,
sarai finalmente mia.

E.

mercoledì 3 marzo 2010

Quello che non ti ho mai detto

Dopo tanto, tanto tempo ti scrivo.
Non ho mai avuto il coraggio di farlo e mi sono limitata a cercarti nei miei pensieri a parlarti attraverso le nuvole.
Mi sono chiesta tante volte come sarebbe andata se ci fosse stata una possibilità. Mi sono chiesta ogni giorno, per mesi, per anni, se saremmo stati insieme, se saremmo riusciti a mantenere la promessa che ci eravamo fatti mentre giocavamo nella soffitta; l'ultima volta che ti ho visto.

Ogni notte da quando ho saputo che te ne eri andato ho guardato il cielo cercando di vedere una stella che avesse il colore dei tuoi occhi. Ho chiesto a Dio di dirmi perché era successo a te e non a me, gli ho chiesto che senso aveva stare qui, visto che non avrei mai più potuto vederti, sentirti, gli ho chiesto che senso avesse la metà di una promessa.

E' andata avanti così per anni e poi ad un certo punto ho cominciato a sentirmi in colpa, perché alla fine il mio era soltanto egoismo. Ero disperata per me stessa, perché ti avevo perso, cercavo di attaccarmi all'idea che avevo di te, rielaboravo i ricordi che avevo, pochi e confusi, in un ideale che poco o nulla conservava di ciò che eri stato veramente.

Così quando sono diventata adulta, o almeno il surrogato di un'adulta, ho incominciato a cercare te in ogni uomo che incontravo, amando sempre a metà accontentandomi per avere la nausea subito dopo e piantare tutto a metà.

Mi si è stretto lo stomaco al pensiero che non sarei riuscita a mantenere neanche la mia metà della promessa. Amare solo te...così per essere meno infedele ho rifiutato di amare e ho deciso che nel momento in cui mi fossi accorta che era amore avrei rovinato tutto, perché con la coscienza sporca di chi ha tradito l'amore non c'è più.
E così sarei stata di nuovo solo tua, perché l'amore che avevo, tutto quello che avevo era stato sempre e solo per te.

Ieri sera mi sono resa conto che sono passati quasi trent'anni da quando ho visto i tuoi occhi per l'ultima volta e non sono mai venuta a vedere dove sei sepolto.
Ho tante cose che vorrei dirti, stando vicino a te, avendo per una volta la sensazione di essere abbastanza vicina perché tu possa sentirmi, ma ho paura, ho paura di vedere il tuo nome inciso su una pietra e la tua foto e di essere sicura che non mi sono inventata tutto, che davvero non ci sei più.

Non voglio mai smettere di credere che ti rivedrò perché se lo facessi la mia vita perderebbe anche l'ultima sicurezza che mi è rimasta.

Vorrei provare quella gioia di cui ho un ricordo così vago, la sensazione che esista qualcuno che è fatto per me e che viva per rendermi felice. Qualcuno per cui io possa vivere, per il solo scopo di farlo felice.

L'ultima memoria si costruisce dietro le mie palpebre, come un gioco ad incastro, ogni volta che cerco di  ricordarti. Ci provo sempre, mi faccio venire il mal di testa per avere dei ricordi veri di te, ma ogni volta è sempre la stessa immagine, il vetro posteriore di una macchina e la tua mano da dietro questo vetro che mi saluta.
Quello che resta poi sono soltanto delle lacrime che mi bruciano gli occhi, la nausea, sempre la stessa e il fiato corto, come se l'aria si rifiutasse di riempirmi i polmoni.

Mi manchi e credo che mi mancherai per sempre. Mi manchi ed e tutto quello che posso fare per mantenere la mia promessa.

Questa notte pensami un po' e io guarderò nello stesso punto, dove guardo sempre, per cercare una stella che abbia il colore dei tuoi occhi.

anti nostalgic
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