venerdì 17 ottobre 2014

Il libro degli scarabocchi è disponibile.

Gli "Scarabocchi senza tempo né spazio" sono diventati un libro.

Oltre a contenuti noti, il libro contiene contenuti inediti e illustrazioni.

Spero che lo acquisterete, perchè c'è un po' di tutti voi che mi avete sostenuto durante tutti questi anni dentro al libro.

In più questo significherebbe per me poter continuare a pubblicare.

Potete acquistare il libro cliccando QUI



Tra qualche giorno sarà disponibile anche su Amazon.


Per il moneto vi ringrazio e vi saluto fino al prossimo scarabocchio!

lunedì 29 settembre 2014

speranza a badilate

penso che certe persone siano fatte per ricevere il carico completo dello sterco che popola il mondo, una specie di magnete che attira le persone sbagliate, gli amori sbagliati, i lavori sbagliati, le decisioni sbagliate...
Poi, quando il destino ha fatto tutti i test preliminari e ha deciso che il soggetto in questione ha le spalle larghe, tira ancora una badilata di letame sul tir, e sta a vedere se le ruote cedono oppure no.

Il mio tir ha le gomme a terra da circa dieci anni, eppure non accenna a cedere anche se a volte penso "cacchio...cosa ci vorrà ancora per buttarlo giù?"

La risposta è appiccicata alla mia ipofisi con un post it, che ogni tanto si stacca e mi tocca riappiccicarlo.

Per buttare giù il mio tir bisogna che qualcuno spenga la luce.
Per buttare giù il mio tir bisogna che vada avanti ancora un po', finche mi si siano aperti gli occhi e abbia potuto constatare io stessa che non c'è più speranza.

Ho detto talmente tante volte a me stessa che non sarei riuscita ad andare oltre, e alla fine mi trascino senpre al di là del baratro senza cadere.

Ci sono giorni però come oggi in cui ho tanta voglia di lasciarmi cadere e spero di poter cadere per sempre in un pozzo che assomigli alla tana del coniglio.

C'è però quella faccina che mi guarda, quegli occhioni di Alice sempre attenti e sempre così tristi quando si accorgono che sto mollando la presa.

Quella faccina ha su di me l'effetto di una badilata di speranza.

Per la mia piccola Alice potrei quasi ripompare le ruote del mio tir e aggiungere un altro trailer (così... sterco in più sterco in meno....) e con quel camion pieno di sterco potrei fare il giro del mondo andata e ritorno.


venerdì 5 settembre 2014

L'unica certezza che voglio avere è che domani avrò ancora abbastanza tè per una tazza alle cinque del pomeriggio

Le certezze non sono tutto nella vita. In effetti sono più fortunati quelli che non ne hanno, perchè non correranno il rischio di vedersele portare via da sotto il naso dal primo che passa, o dal secondo.

Da un certo punto di vista posso affermare che le certezze hanno peggiorato il mio tenore di vita.

Tanto tempo fa, conoscevo una signora di mezza età che aveva mille certezze e in più un'opinione su tutto. Le sue opinioni però si tramutavano in legge nel momento stesso in cui le pronunciava ad alta voce, insomma, se fosse stata un po' più acculturata, un po' più ricca e un po' meno sbragata, avrebbe avuto delle buone possibilità in politica, però lei si accontentava di trafficare e di manipolare a livello domestico, perchè era l'unica verità che conosceva.

Ultima nata di una numerosa nidiata la signora era cresciuta nel vizio che, se all'inizio era a portata infantile, crebbe con lei, portandola a dei livelli scandalosi durante la sua mezza età.

La sua arma infallibile? la negazione: "no, non è vero", era la frase che più le sentivo pronunciare, a negazione di tutto e di niente.
Così saliva sul suo trono di menzogna, regina della vergogna.

Ha sempre voluto incutere timore nelle persone che conosceva, specialmente in quella appena conosciute così da confermare la propria supremazia.

E dire che le ho sempre voluto bene:

Nonostante fosse una prepotente.
Nonostante minasse profondamente la mia autostima.
Nonostante riuscisse a farmi piangere continuamente.
Nonostante mi commiserasse e mi sminuisse tutto il tempo.

Adesso è vecchia e malata, e quando la chiamo al telefono mi dice sempre "buonanotte, ti voglio tanto bene" come se fosse regredita fino ad arrivare dove mi trovavo io tempo fa, quando ha fatto diventare la mia vita un casino.

Quante cose ho fatto per compiacerla, quante cose ho fatto per non compiacerla...tutte sbagliate, tutte sotto il motto del "sono-adulta-e-consenziente"...in realtà era la sua pubblicità subliminale e io ero un'idiota senza potere in balía di un'idiota con il potere.

Che storia triste.

Eppure, come tutte le storie della Eva Marzolina, si arriva sempre ad un bivio dove il triste diventa disperato, per diventare grottesco e poi irrimediabilmente ridicolo.

Insomma, grazie a tutta questa serie di cose per cui spesso mi capita di bestemmiare, ho raggiunto un punto della mia vita in cui non me ne importa un fico secco di perdere le mie sicurezze.
Mi sono fatta venire male alla testa tante volte per la paura di non riuscire, per la paura di perdere questo e quello e ora, l'unica cosa che mi basta per essere felice è possedere una penna e un foglio su cui scrivere (ammetto che questo computer è anche sufficientemente adatto allo scopo però).

Chiunque può negare e negarmi ora, ma nessuno riuscirà a farmi tacere come ha fatto lei, e altri hanno fatto nel mio passato: scrivo e chiunque è libero di apprezzare, disprezzare e negare, perché credo fermamente nella democrazia e nella libertà di azione e pensiero, ma io continuerò a scrivere, anche se questo mi farà licenziare, perdere casa e famiglia, perdere la stima di tutti.

Non me ne potrebbe importare di meno.

Niente più certezze, niente più catene, mentali o fisiche che siano io sono io con la mia carta imbrattata e la mia mente ingarbugliata.

Per i fanatici del fai da te posso dire "TRY THIS AT HOME, FEELING FREE IS GREAT!"

Al diavolo tutti i "no, non è vero" che state sputando lì fuori.

Grazie a chi mi ha reso la vita difficile e a chi legge i miei post da psicolabile. Siete fantastici!

Ora preparò un tè, il cappellaio e il ghiro dovrebbero arrivare da un momento all'altro.

mercoledì 13 agosto 2014

paure e cartigli e nuvolette bianche

Sono anni ormai che scrivo questo blog, sono anni ormai che non mi faccio viva per mesi e poi riscopro questo posto e decido che ci voglio riprovare.
Sto scrivendo un libro che, come questo blog, subisce i miei umori, la mia mancanza di tempo libero, di ispirazione, i miei cambiamenti di orientamento. Le mie paure.

Come essere umano, mi sento in diritto di affermare che alcuni di noi sono pilotati dalle proprie paure, al punto da calibrare la propria esistenza in loro funzione.

Io ho paura di molte cose (in ordine di importanza):
i ragni
perdere l'uso delle mani
perdere la vista
perdere l'udito
il buio quando sono sola in casa
le armi da taglio (incluse le sege circolari)
l'elettricità
il dolore
la morte

La paura della morte è un affare molto umano e poco serio. Che senso ha avere paura di qualcosa che è normale e del tutto inevitabile?
Eppure non possiamo farne a meno.

La morte è un avvenimento barocco, ridondante e altamente romantico.

Se potessi scegliere il mio angelo della morte, lo farei essere arrogante e pieno di energia, ma triste e capace di provare pietà. Lo chiamerei con un nome russo o francese, qualcosa di elegante e gli farei fumare il sigaro, o la pipa.

Mi lascerebbe scegliere come andarmene e mi lascerebbe il tempo di sistemare un paio di cosette importanti, per esempio pagare le ultime bollette, mandare al diavolo un paio di imbecilli che conosco, dire a mia figlia che le voglio bene.

Il mio angelo della morte starebbe tutto il tempo accanto a me. Non mi lascerebbe morire da sola (che tra l'altro è un'ennesima mia paura che ho dimenticato di menzionare...).

Detto questo, potrei cercare di riprendere il filo del discorso, che ho fatto cadere all'inizio di questo post, parlando di quel famoso libro che è rinchiuso nel cassetto e che ormai conta più di un milione di pagine.

Ogni due pagine cambia argomento, personaggi, luoghi. Più che un libro è un'insieme di cartigli che un po' come i post in questo blog non hanno niente a che fare l'uno con l'altro ma sono talmente intersecati da non poter esistere singolarmente.

Sono anni che scrivo questo blog, sono anni che scrivo i miei cartigli...sono anni buttati..

Se mi osservo da una certa distanza vedo che ormai l'ardore e la convinzione incominciano a mancare, per lasciare posto alla frustrazione e che in fondo non sono più tanto convinta di saper scrivere della buona letteratura.

Vorrei solo poter provare, magari in fase postuma, vorrei dei lettori in regalo, da poter mettere in una stanza con i miei cartigli in mano:

"Cari Signori, Gentili Signore" esordirei...

 ...da non trascurare il mio abbigliamento con tanto di completo elegante farfallino e cappello a cilindro giallo, rigorosamente in contrasto con l'abbigliamento serio...

"siete qui riuniti essendo stati scelti tra molti per poter visionare in anteprima mondiale, ma che dico U-NI-VER-SA-LE! il lavoro di una vita di Eva Russo, tutti i suoi pensieri, modellati in verbo, tutte le sue paure magistralmente narrate in 1.257.356 pagine di puro godimento spirituale." 

*applauso* 

"l'unica raccomandazione che vi faccio è di leggere tenendo aperta la mente. Il cuore potete lasciarlo al guardaroba, conservate il numerino: i cuori non si rimborsano." 

Nella stanza scende il silenzio.

Un giullare alto e smilzo con la faccia mascherata porta dentro un carretto pieno di cartigli e incomincia a gettarli sui presenti che li raccolgono ordinandoli in tomi.
Mi sembra di assistere ad un estratto di "Alice nel paese delle meraviglie" e i miei lettori sembrano assomigliare sempre di piu a carte da gioco.

Mi strofno gli occhi con la manica, graffiandomi il naso con le rifiniture dorate del mio polsino, perchè nel frattempo mi sono trasformata in un direttore di banda e cammino a passo ritmato battendo il bastone sul pavimento per tenere il tempo ai miei pensieri scomposti.

Tutti leggono in silenzio.

Qualcuno applaude eccitato, qualcuno sbadiglia, c'è persino un uomo sui quaranta che piange in silenzio facendo di tutto per non farsi notare. Un'adolescente dall'aspetto un po' gotico mastica la gomma aprendo troppo la bocca, ogni tanto fa scoppiare un palloncino e tutti si girano a guardarla, per ritornare subito dopo alla lettura.

improvvisamente il soffitto si apre e compare uno di quegli orologi digitali che si usano nelle piazze per fare il conto alla rovescia la notte di capodanno. questo segna anche gli anni però, ancora tre, pochi mesi, qualche giorno, alcune ore e una manciata di minuti.

Tossisco impettita "Il conto alla rovescia per la lettura è iniziato, vi lascio e vi auguro buon divertimento".

La stanza scompare dalla mia vista, ma non dai miei ricordi. Le mie paure e i miei desideri nello stesso incubo così interessante che quando ti svegli cerchi di non scuotertelo da dosso per poterne godere ancora un po'. 
La zingara che anni fa predisse la mia morte ora starà ridendo in qualche angolo, o forse, se sono fortunata piange per la mia sorte o prega uno dei suoi santi che mi risparmi, giovane agnello.

Se ci penso bene la morte è solo come la fine di un buon libro, un momento di pura estasi alla fine di un'esperienza elettrizzante, ma riesco a trattenere questi pensieri solo quando il bicchiere è mezzo pieno, nelle ore in cui la luce è accesa e la giornata è ancora lunga.

Lentamente però, la giornata volge al termine, le ombre si allungano e il giullare arriva con il suo carretto pieno di cartigli ad indicarmi la strada per la stanza dentro al cassetto: là i miei lettori sono ancora intenti a sfogliare il mio libro di 1.257.356 pagine, qualcuno nel frattempo se ne è andato, dopo aver appiccitao il chewingum sotto la sedia. 

In quel momento la paura si fa enorme, mi riempie il petto spingendo verso l'esterno, fino a quasi spezzarlo.

Ho sentito parlare di gente che non teme la morte, credo che a loro non interessi scrivere, o leggere e mi domando se non sia questa passione ad aver avvelenato la mia mente.

Adesso c'è il sole però e la paura insieme ai cartigli sparisce nel volo di una nuvoletta soffice che passa sopra la mia testa.

Richiudo il cassetto e ricomincio a vivere la vita reale, quella che della morte ha sentito solo parlare.