mercoledì 13 agosto 2014

paure e cartigli e nuvolette bianche

Sono anni ormai che scrivo questo blog, sono anni ormai che non mi faccio viva per mesi e poi riscopro questo posto e decido che ci voglio riprovare.
Sto scrivendo un libro che, come questo blog, subisce i miei umori, la mia mancanza di tempo libero, di ispirazione, i miei cambiamenti di orientamento. Le mie paure.

Come essere umano, mi sento in diritto di affermare che alcuni di noi sono pilotati dalle proprie paure, al punto da calibrare la propria esistenza in loro funzione.

Io ho paura di molte cose (in ordine di importanza):
i ragni
perdere l'uso delle mani
perdere la vista
perdere l'udito
il buio quando sono sola in casa
le armi da taglio (incluse le sege circolari)
l'elettricità
il dolore
la morte

La paura della morte è un affare molto umano e poco serio. Che senso ha avere paura di qualcosa che è normale e del tutto inevitabile?
Eppure non possiamo farne a meno.

La morte è un avvenimento barocco, ridondante e altamente romantico.

Se potessi scegliere il mio angelo della morte, lo farei essere arrogante e pieno di energia, ma triste e capace di provare pietà. Lo chiamerei con un nome russo o francese, qualcosa di elegante e gli farei fumare il sigaro, o la pipa.

Mi lascerebbe scegliere come andarmene e mi lascerebbe il tempo di sistemare un paio di cosette importanti, per esempio pagare le ultime bollette, mandare al diavolo un paio di imbecilli che conosco, dire a mia figlia che le voglio bene.

Il mio angelo della morte starebbe tutto il tempo accanto a me. Non mi lascerebbe morire da sola (che tra l'altro è un'ennesima mia paura che ho dimenticato di menzionare...).

Detto questo, potrei cercare di riprendere il filo del discorso, che ho fatto cadere all'inizio di questo post, parlando di quel famoso libro che è rinchiuso nel cassetto e che ormai conta più di un milione di pagine.

Ogni due pagine cambia argomento, personaggi, luoghi. Più che un libro è un'insieme di cartigli che un po' come i post in questo blog non hanno niente a che fare l'uno con l'altro ma sono talmente intersecati da non poter esistere singolarmente.

Sono anni che scrivo questo blog, sono anni che scrivo i miei cartigli...sono anni buttati..

Se mi osservo da una certa distanza vedo che ormai l'ardore e la convinzione incominciano a mancare, per lasciare posto alla frustrazione e che in fondo non sono più tanto convinta di saper scrivere della buona letteratura.

Vorrei solo poter provare, magari in fase postuma, vorrei dei lettori in regalo, da poter mettere in una stanza con i miei cartigli in mano:

"Cari Signori, Gentili Signore" esordirei...

 ...da non trascurare il mio abbigliamento con tanto di completo elegante farfallino e cappello a cilindro giallo, rigorosamente in contrasto con l'abbigliamento serio...

"siete qui riuniti essendo stati scelti tra molti per poter visionare in anteprima mondiale, ma che dico U-NI-VER-SA-LE! il lavoro di una vita di Eva Russo, tutti i suoi pensieri, modellati in verbo, tutte le sue paure magistralmente narrate in 1.257.356 pagine di puro godimento spirituale." 

*applauso* 

"l'unica raccomandazione che vi faccio è di leggere tenendo aperta la mente. Il cuore potete lasciarlo al guardaroba, conservate il numerino: i cuori non si rimborsano." 

Nella stanza scende il silenzio.

Un giullare alto e smilzo con la faccia mascherata porta dentro un carretto pieno di cartigli e incomincia a gettarli sui presenti che li raccolgono ordinandoli in tomi.
Mi sembra di assistere ad un estratto di "Alice nel paese delle meraviglie" e i miei lettori sembrano assomigliare sempre di piu a carte da gioco.

Mi strofno gli occhi con la manica, graffiandomi il naso con le rifiniture dorate del mio polsino, perchè nel frattempo mi sono trasformata in un direttore di banda e cammino a passo ritmato battendo il bastone sul pavimento per tenere il tempo ai miei pensieri scomposti.

Tutti leggono in silenzio.

Qualcuno applaude eccitato, qualcuno sbadiglia, c'è persino un uomo sui quaranta che piange in silenzio facendo di tutto per non farsi notare. Un'adolescente dall'aspetto un po' gotico mastica la gomma aprendo troppo la bocca, ogni tanto fa scoppiare un palloncino e tutti si girano a guardarla, per ritornare subito dopo alla lettura.

improvvisamente il soffitto si apre e compare uno di quegli orologi digitali che si usano nelle piazze per fare il conto alla rovescia la notte di capodanno. questo segna anche gli anni però, ancora tre, pochi mesi, qualche giorno, alcune ore e una manciata di minuti.

Tossisco impettita "Il conto alla rovescia per la lettura è iniziato, vi lascio e vi auguro buon divertimento".

La stanza scompare dalla mia vista, ma non dai miei ricordi. Le mie paure e i miei desideri nello stesso incubo così interessante che quando ti svegli cerchi di non scuotertelo da dosso per poterne godere ancora un po'. 
La zingara che anni fa predisse la mia morte ora starà ridendo in qualche angolo, o forse, se sono fortunata piange per la mia sorte o prega uno dei suoi santi che mi risparmi, giovane agnello.

Se ci penso bene la morte è solo come la fine di un buon libro, un momento di pura estasi alla fine di un'esperienza elettrizzante, ma riesco a trattenere questi pensieri solo quando il bicchiere è mezzo pieno, nelle ore in cui la luce è accesa e la giornata è ancora lunga.

Lentamente però, la giornata volge al termine, le ombre si allungano e il giullare arriva con il suo carretto pieno di cartigli ad indicarmi la strada per la stanza dentro al cassetto: là i miei lettori sono ancora intenti a sfogliare il mio libro di 1.257.356 pagine, qualcuno nel frattempo se ne è andato, dopo aver appiccitao il chewingum sotto la sedia. 

In quel momento la paura si fa enorme, mi riempie il petto spingendo verso l'esterno, fino a quasi spezzarlo.

Ho sentito parlare di gente che non teme la morte, credo che a loro non interessi scrivere, o leggere e mi domando se non sia questa passione ad aver avvelenato la mia mente.

Adesso c'è il sole però e la paura insieme ai cartigli sparisce nel volo di una nuvoletta soffice che passa sopra la mia testa.

Richiudo il cassetto e ricomincio a vivere la vita reale, quella che della morte ha sentito solo parlare.

4 commenti:

Miriam ha detto...

Ottimo post, ma perchè tutto questo sfondo....nero?????

Vecchio Diavolo ha detto...

Miriam cara, non mi deludi mai, anche dopo secoli di assenza,
ti ritrovo qui...sei fantastica.
Risolverò questo nero, in realtà hai ragione, non mi si addice: meglio i toni caldi del cuoio e del legno.
baci
PS: sono davvero di ritorno per un po'...<3

Squilibrato ha detto...

Forse, più che della morte, il modo di morire.

Vecchio Diavolo ha detto...

La paura della morte è solo una maschera per nascondere la mia paura del nulla, il dolore fisico gioca un ruolo, seppur minore. Non sono ancora riuscita a rassegnarmi al fatto che dopo questo inferno, non ce ne sia un altro...